Arda Solutions s.r.l. | The Informal Blog

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Come ogni fine anno si tirano le somme di quanto fatto e si tracciano le linee guida di quello che si vorrà fare e di quel che succederà. Nessuno naturalmente ha la sfera di cristallo ma abbiamo la fortuna di essere ogni giorno sul mercato e quindi di toccare con mano per primi quali siano le necessità delle aziende e dove il mercato sta andando. Report di analisi, elaborazione dei dati, interviste, abbonamenti Gartner etc aiutano come metro generale ma è poi sulle aziende che si gioca la partita, nella voglia di cambiare e nella necessità di farlo per mantenersi sempre preformanti e competitive spendendo dove il ritorno d’investimento sia il più rapido possibile. In un anno che ha dimostrato come la pressione verso le scelte demandate al management che si occupa di IT sia sempre maggiore (prova ne sia che molti IT manager ora cambiano posizione finendo “sotto” dirigenti amministrativi / Finanziari), puntare il dito sulla scelta corretta può rendere il futuro dell’azienda migliore o peggiore. Quest’articolo cerca di fare un po’ di luce su quello che potrebbe accadere e sui trends che ci aspettiamo in questo 2015

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Da qualche giorno stiamo testando questo nuovo servizio Amazon (per ora ancora in Preview) che ci è risultato da subito molto interessante… Lo stiamo provando perché, in più di un progetto è risultato evidente la necessità di avere un infrastruttura “classica” all’interno di un sistema cloud che andasse oltre alla creazione di una semplice VPS+database ma che permettesse di avere la comodità e il pay-per-use del cloud senza necessariamente buttare via le conoscenze interne sui database relazionali.

Mentre Oracle Cloud stenta a spiccare il volo, Amazon non solo offre già Amazon RDS for Oracle (e gli altri enterprise) ma investe tre anni di sviluppo e crea un nuovo concorrente ancora più agguerrito: MySQL compliant, resiliente, scalabile, backup e replica by design … E la guerra dei database relazionali in cloud è solo all’inizio!

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Ultimamente ci stiamo concentrando parecchio qui in Arda Solutions testando nuovi paradigmi che rendano più comodi e fruibili i servizi di deploy, test e gestione infrastrutturale, ne usiamo e proponiamo già molti ma l’argomento è veramente in grande evoluzione e le soluzioni sempre più avanzate e complete! Per nostra natura il nostro perimetro resta lo IaaS, è li che siamo forti e abbiamo un grosso know how ma, non è più cosi raro nell’ultimo periodo arrivare anche a fornire strumenti per la gestione di quello che “sta sopra”. Nel paradigma cloud questo significa PaaS e quindi un “framework” in grado di gestire (o dare per scontata) la parte infrastrutturale fornendo strumenti per uno sviluppo agile, oppure per creare nuove applicazioni oppure per distribuirle in modo più rapido e semplice. E’ questo il caso, per esempio, di deis.io, la piattaforma di cui parleremo oggi che unendo docker e PaaS dovrebbe portare quella sferzata di aria fresca necessaria all’adozione del cloud in modo più orizzante

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Innanzitutto è meglio fare delle scuse generali a tutti quelli che ci seguono e che nell’ultimo periodo ci hanno visto latitare. Il motivo non è legato ad una mancanza di argomenti (anzi!) ma solo dal fatto che le attività hanno preso un ritmo sempre più frenetico e, da una settimana all’altra, il momento in cui il prossimo articolo sarebbe stato pubblicato si rimandava.

Eccoci qui però oggi a parlare di Oracle 12c, ad un anno del suo rilascio. Dopo aver seguito alcuni importanti progetti di startup su 12c e (timidi) progetti di migrazione verso il nuovo arrivato Oracle, possiamo tirare qualche conclusione e definire meglio il mercato di riferimento: poco PMI e molte ENTERPRISE a prima vista, ma, se posizionato nel modo corretto e con le feature introdotte anche le PMI possono avere dei grandissimi vantaggi!

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E’ di poco tempo fa la notizia del più grosso outage targato azure (Microsoft cloud). L’intera infrastruttura (non alcuni pezzi ma proprio tutta l’architettura) si è completamente fermata (o meglio, non è stata più in grado di erogare servizi) e, quel che è peggio, si è tirata dietro tutti i servizi dei clienti che giravano sui propri datacenter. A dire il vero non è la prima volta che Microsoft incontra un problema di cosi vaste dimensioni e, questa volta come quella precedente, sembra che il problema sia legato ad alcune non meglio specificate componenti facenti parte dello storage. Read the rest of this entry »

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E’ con grande orgoglio e tanta felicità che vi annuncio la nascita del nuovo sito e della nuova veste grafica Arda Solutions. Il lancio, immaginato già da tempo, mirava a migliorare l’immagine generale per esporre quello che di buono continua a crescere in Arda Solutions, in oltre c’è stato da parte di tutti qui in Arda Solutions uno sforzo per capire e razionalizzare in maniera semplice e lineare l’offerta.

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Recentemente ci è capitato di avere un incontro molto interessante con un IT Director “illuminato” che si è svolto in modo un po’ diverso rispetto al solito. Partiti come al solito per capire in che modo le soluzioni di Arda Solutions potessero essergli utili ci siamo ritrovati a parlare di “cultura dell’automazione” e abbiamo condiviso con lui molti aspetti che riguardano il nostro lavoro giornaliero. Non è raro infatti trovarsi a parlare dell’utilità di automatizzare i processi, e non di come l’automatismo di per se offra valore aggiunto ma proprio del fatto che sia giusto o meno automatizzare i processi (anche se ripetitivi). Molte volte l’automazione viene vissuta come perdita di controllo oppure con paura, intravedendo il rischio di non “essere più utili” poiché sostituiti da software in grado di sopperire ad ogni esigenza. Mentre le infrastrutture tendono a diventare sempre più liquide e il provisioning delle risorse è un analisi che non può più essere fatta a priori, l’unica cosa che ci rimane da poter “immaginare” è la nostra capacità di reagire alle repentine richieste che ci arrivano ogni giorno, sempre più veloci e sempre più complesse, l’IT automation nasce per questo ma, come sempre, è più una questione di metodo che di strumenti…

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Oggi scrivo di un argomento “leggero” che però potrebbe essere interessante per quelli di voi che sono interessati a processi e tool di automazione in ambito IT.

Parlando di sistemi operativi molti di noi hanno conoscenze che riguardano sia l’ambiente Microsoft ma, sopratutto, ambienti a derivazione Linux. Avanzando nell’utilizzo di sistemi Microsoft molte volte mi sono imbattuto nella necessità (o comodità) di installare pacchetti e funzionalità multiple con una semplice stringa composta a linea di comando. Sulle derivate Linux questo vuol dire installare con un apt-get qualcosa oppure uno yum qualcos’altro mentre su windows questo non *era* possibile. Grazie all’introduzione di powershell però si è affacciata anche per i sistemi Microsoft la possibilità di utilizzare comandi “apt-get like” , oggi vi presento Chocolatey, l’apt-get che mancava a Windows

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Di recente abbiamo parlato di automation come rimedio rapido a problemi che richiedono una soluzione veloce. Come detto è necessaria una buona dose di “cultura”, processi correttamente ingegnerizzati, e prodotti a supporto dell’automazione. Avremo quindi un infrastruttura in grado di reagire a problemi e modificare la propria configurazione in tempi rapidi. Ma cosa succede quando l’aggiornamento di appliance e device è direttamente responsabilità del vendor? Abbiamo il caso specifico della corsa ai ripari in seguito alla “scoperta” dell’heart bleed bug e la nostra odissea per supportare i clienti in fase di aggiornamento contro i “tempi biblici dei vendor” è, ahimè, appena iniziata

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Il trend topic di questi giorni per “noi del settore” (anche quelli come noi che non si occupano strettamente di sicurezza) riguarda #heartbleed, il nome con cui si identifica il bug contenuto in OpenSSL 1.0.1 e descritto nel CVE-2014-0160. Il bug in questione (se volete un approfondimento oltre al CVE c’è anche “il sito ufficiale” se volete una spiegazione dettagliatissima di come si comporta il bug potete guardare qui oppure, se non avete voglia di sfogliare tutto continuate a leggere, a fine articolo ho messo una vignetta che riassume heartbleed 🙂 )  affligge una buona parte dei portali esposti che utilizzano OpenSSL come sistema di cifratura. Il bug in se, è molto grave ma ancora più grave che, di fatto, molte delle infrastrutture (anche di nomi molto conosciuti) non fossero pronte a mettere in campo contromisure che potessero arginare eventuali problemi e risolvere alla base il bug. Quando i server sono pochi e il nostro interesse è poco rivolto alla nostra visibilità online, i tempi di intervento e l’automazione sono molto marginali, diverso il discorso quando essere online (magari senza fermi) può determinare la differenza fra un anno buono e un pessimo risultato. Automatizzare ha come effetto finale l’utilizzo di software specializzati ma molto spesso è un problema di cultura

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