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Con l’uscita dalla fase beta della versione 6 di vsphere c’è stata un esplosione di post per commentarne le nuove funzionalità e le migliorie introdotte. Questo post ricalca un po’ la stessa via ma con l’intenzione di puntare il dito sopratutto sulle scelte strategiche di vmware con particolare riferimento a quello che sarà il futuro delle infrastrutture elastiche e ibride, campo su cui vmware vuole essere ancora leader.

Nemmeno a dirlo parlando di cloud i grandi competitor (e parliamo di enterprise) sono: AWS e Microsoft, eppure molti altri si stanno affacciando sul mercato cercando un appiglio “local” per rendere l’infrastruttura ibrida e scalare all’esterno verso il cloud. Vmware in questo caso strizza l’occhio e introduce ufficialmente openstack nel core hypervisor supportando tutta la strategia nata con l’openstack alliance.

AWS è il grande leader incontrastato arrivato prima di tutti che vive della moltitudine dei suoi servizi (ben testati e funzionanti) ma, ancora oggi, soffre della poca integrazione con il mondo locale (vince ancora a mani basse sulle integrazioni cloud to cloud). Microsft dall’altra parte invece ha uno degli installati più massicci nel mondo e la sua tecnologia Azure ben si sposa con il modello hybrid cloud.

La strategia di vmware fino a poco tempo fa non era molto chiara: leader per quanto riguarda l’ambito virtualizzazione non si era mai spinta in modo deciso verso un modello aperto che potesse realmente contrastare lo strapotere dilagante di Amazon e Microsoft in fatto di cloud (considerando che, per esempio, Vcloud Air, è nato come plugin vmware per gestire l’infrastruttura con l’approccio del private cloud),  ma, con l’integrazione di OpenStack nell’ultima release vsphere, vmware getta il velo e mostra la sua strategia.

Prima di tutto l’adozione ufficiale di openstack permetterà nel futuro ai suoi clienti di implementare un reale strategia multi cloud indirizzando i propri investimenti e i propri sforzi più sulla centralizzazione e il coordinamento (orchestration) che sulla tecnologia. Questo farà scegliere a chi ha investito in vmware nel passato (la maggior parte) di continuare ad adottare la stessa tecnologia che questa volta si aggiorna permettendo un unica interazione “trasparente” con:

  • vSphere (per l’ambiente virtuale locale)
  • vCloud (per l’introduzione del modello ibridio)
  • Tutto il mondo openstack (per la strategia multi cloud e l’estensione del modello ibrido)

Questo porta vmware ad essere un avversario temibile sul tema hybrid cloud che nel futuro sarà l’architettura più utilizzata per la transizione (o non) verso il cloud.

Un altra importante tassello riguardante la nuova strategia vmware passa per la standardizzazione delle applicazioni che girano sopra all’infrastruttura cloud grazie all’adozione dello standard OASIS TOSCA.

Se Openstack è stata la scelta decisiva per integrare l’installato vmware ed agganciarlo all’evoluzione del modello ibrido attraverso uno standard aperto, TOSCA (abbreviazione di: Topology and Orchestration Specification for Cloud Applications) è il vettore per rendere portabili le applicazioni (e la loro gestione) aldilà dell’infrastruttura cloud adottata. Di seguito l’overview dello standard:

The OASIS TOSCA TC works to enhance the portability of cloud applications and services. TOSCA will enable the interoperable description of application and infrastructure cloud services, the relationships between parts of the service, and the operational behavior of these services (e.g., deploy, patch, shutdown)–independent of the supplier creating the service, and any particular cloud provider or hosting technology. TOSCA will also make it possible for higher-level operational behavior to be associated with cloud infrastructure management.

By increasing service and application portability in a vendor-neutral ecosystem, TOSCA will enable:

Portable deployment to any compliant cloud

Smoother migration of existing applications to the cloud

Flexible bursting (consumer choice)

Dynamic, multi-cloud provider applications

Che come potete vedere, assolve proprio al compito, introducendo una descrizione generale di infrastruttura e servizio e permettendo all’utilizzatore finale di scegliere fra i vari vendor senza preoccuparsi delle migrazioni ed evolvendo la propria strategia, appunto, in una strategia multi cloud.

Per “gli addetti ai lavori” un grande passo avanti: amministrare tutto dall’interfaccia vSphere potendo poi scegliere se utilizzare strumenti come Cloudify e integrare ulteriormente la nostra strategia.

Standard aperti, scelte strategiche per abbracciare il cloud e quindi creare un modello da contrastare ai 2 competitor più importanti. E quando tutto è pronto, “ben funzionante” e la strada è segnata, che fai? Ti allei con Google! Il terzo competitor non ancora citato che è parzialmente “fuori dai giochi” ma che ci rientra grazie alla partnership siglata ad inizio anno fra Vmware e Google per fornire agli utenti Vmware servizi avanzati su (per sempio) Google Cloud SQL e Google Cloud Object storage.

Il messaggio alla fine è chiaro: vSphere 6 come piattaforma abilitante per l’accesso ai servizi cloud in modo ibrido, trasparente, semplice e senza erodere l’investimento, estendo con “poco” la propria infrastruttura con uno standard aperto che va dall’infrastruttura alla gestione delle applicazioni (quindi DevOps) in un ambiente omogeneo e distribuito dove vmware si propone come pivot.

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