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Un sistema operativo dedicato al cloud? Sembra che anche Microsoft continui nella sfida e, nella prossima release del suo sistema operativo Server, creerà una versione light appositamente pensata per stare in cloud, capace di scalare orizzontalmente e che supporti anche i contenitori … Vi viene in mente qualcosa?

La prima nota positiva (ma ormai Microsoft sembra essersi allineata da questo punto di vista) è che il container supportato sarà docker , ormai ritenuto lo standard de-facto.

Questo supporto però non si limita soltanto alla “gestione” dei container ma anche all’esecuzione del sistema operativo all’interno del container stesso. Inoltre, sarà esteso il supporto a molteplici linguaggi di programmazione che, finora supportavano gli ambienti Microsoft ma che quest’ultima non aveva mai supportato completamente

Born-in-the-cloud applications – support for multiple programming languages and runtimes. (e.g. C#, Java, Node.js, Python, etc.) running in containers, virtual machines, or on physical servers.

L’altra novità importante è il ridottissimo footprint raggiunto rimpicciolendo il (già piccolo secondo gli standard Microsoft) windows server core fino a numeri molto interessanti che lasciano intravedere un ottima versatilità e capacità di scalare:

  • -93% di spazio disco richiesto (VHD size)
  • -92% di aggiornamenti
  • -80% reboot richiesti
  • Nessun supporto a 32bit (WOW64 per indenderci)
  • Nessuna interfaccia grafica
  • Gestione tramite WMI e Powershell
  • Estesa e migliorata la gestione remota (per esempio tramite DSC)
  • Introduzione di nuove componenti “web based” per la gestione remota

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Siccome la battaglia nel cloud è anche e sopratutto riferita alla capacità di inserirsi all’interno delle strategie multi cloud che sempre più le aziende tendono a scegliere (e, in generale, nella capacità dei sistemi di adattarsi ai nuovi trend) Microsoft ha già immerso questa nuova versione all’interno dei workflow necessari per essere supportati anche dalle aziende che utilizzano la metodologia DevOps permettendo anche a questo sistema operativo di essere gestito da System center e, per esempio, da Chef .

La questione “contenitori” quindi è molto sentita da microsoft che ha deciso di investire parecchio, aprendosi alla community (qui il git che contiene gli sviluppi integrati per docker) e supportando a pieno il modello di sviluppo, conscia che un cambiamento di strategia è necessario nell’epoca del cloud.

Windows Server 2016 supporterà quindi i contenitori basati su Docker (di fatto una versione “personalizzata” che eseguirà un kernel Linux sopra ad una macchina Hyper-V) inoltre supporterà un tipo di contanier basato su Hyper-V e recentemente annunciato come “Hyper-V container”.

La differenza sostanziale fra i due è che il container “hyper-v” potrà essere eseguito direttamente da windows (cosa che invece i contenitori basati su Docker non potranno naturalmente fare) ed inoltre, essendo i contenitori Microsoft basati sulla loro tecnologia di virtualizzazione erediteranno un grado molto alto di isolamento, cosa che Docker stenta ancora a fare e per cui è stato molto criticato, sopratutto per le implicazioni di sicurezza.

Sembra quindi che in contenitori saranno il prossimo passo nella strada che sta rivoluzionando il mondo dell’informatica degli ultimi anni.

Prova ne sia che, mentre stiamo scrivendo quest’articolo, è stata annunciata da pochi giorni l’iniziata Open Container Project che mira a standardizzare i contenitori creandone un formato aperto e universalmente supportato. Ottimo, sopratutto per il discorso fatto in precedenza: nella strategia multi cloud la capacità di adattamento (per permettere a tutti di spostarsi da un cloud all’altro) è fondamentale.

 

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